...TUTTI CANTANO SANREMO!

 

Ci sono delle regole che vengono insegnate (e ripetute fino alla noia!) in qualunque corso di comunicazione creativa:

  1. STUPISCI IL CLIENTE

  2. FAI PARLARE DI TE

  3. CREATE A BRAND AWARENESS

Mi sono venuti in mente questi “pilastri”, vecchie reminiscenze di un corso di “Web Advertising”, mentre assistevo agli spot per l’imminente LXVII edizione del festival della Canzone Italiana di Sanremo.

È innegabile che i creativi che hanno elaborato gli spots in tv, abbiano esaudito tutti e tre i punti essenziali per una efficace campagna di comunicazione.
Mi riferisco ai due spot in cui un quartetto di alieni canta “Terra Promessa” (brano presentato proprio a Sanremo nel 1984 da Eros Ramazzotti conquistando il 1º posto nella categoria "Giovani") 

, poi quello in cui un gruppo di giovani mamme in attesa i cui bambini cantano in panciaNon ho l’età(brano vincitore dell'edizione del 1964 cantato da una giovanissima Gigliola Cinquetti) .
E poi il payoff: TUTTI CANTANO SANREMO”.

  • STUPISCI IL CLIENTE

E non ci soffermiamo se lo stupore è in senso buono o meno.

Lo stupore del telespettatore c’è stato. Punto!

E le polemiche pure.

E quando sorgono le polemiche è un segno tangibile dello stupore. Obiettivo centrato!

  • FAI PARLARE DI TE

E tutti parlano di questo spot. Molti criticandolo, ma tutti ne parlano!!

 

Un po’ come successe a cavallo degli anni ‘80/’90 con le campagne curate da Oliviero Toscani per la “Benetton”. Suore che baciava preti; un ragazzo palestinese che abbraccia un israeliano, tre bambini, uno bianco, uno giallo e uno nero, che mostrano la lingua dello stesso colore in segno di uguaglianza. Raramente nell'immagine si trovava alcun riferimento al prodotto.

Campagne-shock che stupirono e turbarono molti italiani. Ma il messaggio arrivava. Caspita se arrivava!

 

Anche con gli alieni è successa una cosa simile: «Che c’entrano gli alieni?» molti si son chiesti.

Ma l’obbiettivo di stupire è stato centrato.

E poi… non tralasciamo le canzoni scelte: «Terra Promessa» con gli alieni; «Non ho l’età» cantata da feti in attesa di nascere.

Ditemi che non è geniale!

 

Poi però deve arrivare la «BRAND AWARENESS» la “consapevolezza del marchio”.

Eh sì: questo è essenziale per evitare il funesto “effetto Buonasera”.

Molti di voi si ricorderanno gli spot dell’usato sicuro Fiat del 2003.

Una ragazza urla al telefono col marito (o fidanzato?) che la avvisa che la sera non tornerà a casa.

La ragazza spazientita lo minaccia «…ora esco con il primo che incontro!!».

Nell’appartamento sotto di lei un aitante ragazzo che lava i piatti ascolta la telefonata e ...coglie la palla al balzo e si presenta alla porta (con un abito scuro e... un paio di guanti in gomma casalinghi!!) con un sorriso smagliante ed un “Buonaseeeera” che negli anni 2000 divenne un vero tormentone.
Peccato che però, nessuno poi si ricordasse il “brand”.

 

In questi casi però il brand è chiaro: il festival di Sanremo che incarna da 67 anni in sé tutte le tre regole: fa parlare di se tutta l’Italia per un mese (sebbene gli intellettualoidi lo guàrdino come un film proibito e poi ne citino il nome con la faccia schifata, giurando e spergiurando di “non averne visto neppure una sola immagine!”)

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