Like, ergo sum.

 

Tutti cercano affannosamente il plauso pubblico. E i social-networks ci hanno fornito un potente ricostituente per il nostro ego. Il “like”.

 

Post, foto, video, opinioni. L’obiettivo principale è solo quello di essere visto e apprezzato da tutti su un social.

Like ergo sum. Con buona pace di René Descartes...

Non si pubblica un post per esprimere un parere su un fatto o una foto per il gusto di condividere un momento o un’esperienza della propria vita ma solo per ottenere i famosi “mi piace”.

Guai dissentire!

Se lo fai sei polemico e vieni scaraventato lontano (e attorno a te solo terra bruciata!)

Manca un confronto, serio, pacato ma schietto.

Leggo sul dizionario Treccani il lemma «confrónto, s. m. [der. di confrontare]. – L’atto, l’operazione, il fatto di confrontare, di essere confrontato: fare il c. di due oggetti; (…)».

Si quindi presume che tale raffronto o paragone vada fatto tra cose differenti. E così anche per le opinioni.

A che serve un confronto tra due posizioni identiche?

George Bernard Shaw disse «Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela per uno. Ma se tu hai un'idea, ed io ho un'idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee». Chiaro, no?
Col confronto si cresce,

 

Mi ritorna in mente una favolosa gag teatrale del grandissimo attore Ettore Petrolini che è giunta fino a noi anche grazie al recupero ad alcuni artisti, come ad esempio Gigi Proietti, che hanno riportato sulle scene il suo repertorio, reinterpretando molti dei suoi testi. 

Sul palcoscenico Petrolini era un vulcano di battute, doppi sensi, sfottò, parole storpiate e freddure, spesso inventate al momento in un rapporto molto diretto, a tu per tu, col pubblico che affollava i teatri. 

Uno dei suoi personaggi era Nerone descritto a casa sua mentre il popolo lo attacca ferocemente perché ha incendiato Roma. 

Allora lui alla finestra e fa un discorso molto affabulante per calmare gli animi. 

Il popolo gli grida “bravo!” e Nerone risponde "grazie!". 

Ed inizia così un geniale gioco vicendevole di  botta e risposta, di “bravooo-grazieeeee” che si ripete più volte creando un effetto comico esilarante.

E che altro è il “like” se non una riedizione (molto meno geniale!) di questo dialogo?

 

Si pubblicano solo foto con lo sguardo giusto e restano poi delusi se non raggiungono il numero sperato di “like”.

Poi c’è anche un looping della comunicazione. 

Quando si raggiunge i 100 like scatta lo screenshot per rendere noto che quella foto piace a 100 (dico cento!) persone…

In questo vortice di autopromozione e ammirazione, secondo uno studio dell’Università di Firenze, si rischia di diventare dipendenti da Facebook e Twitter. I social networks, infatti, sono il terreno ideale per far proliferare il narcisismo.

Lo studio, condotto da Silvia Casale, Giulia Fioravanti e Laura Rugai e pubblicato sulla rivista “Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking”, ha preso in esame un campione di 535 studenti che hanno completato un questionario per valutare la relazione tra propensione al narcisismo e l’uso di Internet. Ne è emerso che i “narcisisti vulnerabili”, cioé quelli insicuri e con meno autostima, sono quelli più propensi a preferire le interazioni attraverso lo schermo piuttosto che faccia a faccia, e corrono il rischio di diventarne dipendenti.

 

Poi ci sono i “narcisisti megalomani’ o grandiosi, invece, cioè che tendono all'esibizionismo e vanno apertamente a caccia di consensi. Dal punto di vista dell’utilizzo dei social network, inoltre, non sono state riscontrate differenze significative tra i narcisisti grandiosi e i non-narcisisti.

Purtroppo ciò che è drammatico è che la macchina dei like sta influenzando notevolmente l’umore dei più giovani e si rischia di rimanerne vittime ed incastrati.

 

 

Ammetto che io adoro moltissimo stare su facebook e ammetto altresì di essere un po’ polemico e controcorrente. Non cerco like. Cerco confronto. È un social network ovvero una rete sociale dove confrontarmi su alcuni argomenti. Io esprimo ciò che penso, poi ascolto le altre opinioni al riguardo senza però prevaricare. Non ho come obiettivo quello di avere ricevere “like” come una cartina tornasole dell’essere accettati, per poter pensare di essere “importanti”.

 

Poi noto che basta un’opinione contraria, un “like” mancato, un “invece no”, un “se permetti, io penso che…” per scattare inesorabile il cartellino rosso, l’eliminazione. 

Bannato.

Bloccato.

Eliminato!

Non potendo eliminare fisicamente chi dissente e pensa in modo differente, i social networks ci offrono la possibilità di eliminarlo virtualmente per poterci beare tra i like, gli applausi, i “braaaavo/grazieeee”. 

Abbiamo perso il piacere del confronto.

E quando non si è più in grado di accettare un’opinione diversa dalla nostra ci aspetta un destino crudele. 

Ma attenti, su facebook c’è il tasto “blocca” ma nella vita reale non c’è…

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