Regole, regole, regole (3^ ed ultima puntata)

Eccoci arrivati all’ultima puntata.

Tenete pronti i fazzolettini.

Il nostro Frédéric Beigbeder nel suo libro intitolato (in Italia) Lire 26.900 nel 8° punto del decalogo consiglia di «non chiedere mai a nessuno un parere su una campagna. Se chiedi il parere di qualcuno, rischi sempre che te lo dia. E una volta che te l’ha dato, è impossibile non tenerne conto».

Mmmh. Dai un parere è sempre utile.

François de La Rochefoucauld dice che «Niente si regala tanto generosamente quanto i propri consigli». Però i consigli possono sempre essere utili, a patto di accettarli con beneficio di inventario. Attenti però a coloro che oltre ai pareri sotto forma di perle di saggezza e si offendono se non le si applicano!
P.S. ma il carissimo Frédéric non si è reso conto che il decalogo è una serie di dieci consigli?

 

Eccoci quasi alla fine della maratona decalogica.

9° e penultima perla di monsieur Beigbeder.

«Ognuno fa il lavoro del suo superiore. Lo stagista fa il lavoro del copy che fa il lavoro del suo direttore creativo, che fa il lavoro del presidente. Più sei importante, meno sgobbi (vedi sesto comandamento). Jacques Séguéla ha campato vent’anni su “la forza tranquilla”, una formula di Léon Blum ripresa da due creativi della sua agenzia finiti nel dimenticatoio.

Philippe Michel è noto al grande pubblico per i manifesti “domani tolgo il pezzo di sopra”, “domani tolgo il pezzo di sotto”, un’idea del suo impiegato Pierre Berville. Appioppa tutto il tuo lavoro a uno stagista: se ti piace, te ne attribuirai il merito; se non funziona, sarà lui a essere licenziato. Gli stagisti sono i nuovi schiavi: non remunerati, passibili di ogni sopruso, licenziabili dall’oggi al domani, portatori di caffè, fotocopiatori a due zampe, usa e getta come i rasoi bic».

E qui occorre dire che “copywriter” e “copyright” si pronunciano quasi in modo simile ma devono essere sempre uniti. Cosa che purtroppo non avviene. E qui torniamo alle piccole storture che uno deve sopportare. Ma l’art director sappia che… il copywriter non è una pentola a pressione. Non ha la valvola di sfogo.

 

Last but not least eccoci giunti al traguardo della maratona per essere un buon creativo (secondo Beigbeder).

«Quando un collega creativo ti sottopone un buon annuncio, non mostrare assolutamente ammirazione per la sua trovata. Digli che è una merda, che è invendibile, che è roba vecchia, vista e stravista, o scopiazzata da una campagna inglese. Quanto ti porta un annuncio che fa cagare, digli “ottima idea” e fingiti molto invidioso».

Eh no… calma! Come ho già detto i consigli sono sempre ben accetti… sebbene con beneficio di inventario.
E poi siamo sicuri la tecnica della demonizzazione dell’altrui idee possa avere dei risultati nello strano mondo della comunicazione creativa. Ai posteri l’ardua sentenza.

 

Solo dopo parecchio tempo venni sapere che il libro fu scritto dall’autore con l’intento (non certo dissimulato!) di essere licenziato dall’agenzia pubblicitaria per cui lavorava (e secondo me, c’è riuscito alla grande!).
Questa notizia mi ha offerto una chiave di lettura più interessante che capovolge, anzi stravolge, il senso di tale decalogo. C’è quel senso di avversità al mainstream, quell’andare controcorrente che io apprezzo sempre.

Inoltre assume un altro significato, ovvero descrivere tranquillamente tutto il marciume nascosto dell’industria pubblicitaria. E Frédéric Beigbeder ha scoperto l’acqua calda. Già un paio di millenni fa c’era chi “ridendo castigābat mores”.

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