Anche gli "yuppies" hanno una mammina.

Per attirare l’attenzione, in qualsiasi ambito o contesto, ma soprattutto in un spot, la tecnica dell’ironia nel messaggio è sempre un asso nella manica.

Talvolta è utile una frase, che – lento ma stakanovista come un tarlo – si insinua, silente, nella nostra mente per poi esplodere inaspettatamente e farci capire con calma ciò che la campagna intendeva fare capire.

In tutta Europa (anzi in tutto il mondo) noi italiani siamo spesso derisi e sbertucciati per l'immutabile affetto con le nostre mamme.

E le nostre mamme continuano ad essere teneramente affezionate ai propri figli che non smettono di chiamare “il mio bambino”, anche se si sposa e diventa genitore a sua volta.

E quando “il mio bambino” è già diventato uno yuppie (young urban professional), la mammina lo tempesterà di telefonate per sapere se sta bene, se ha messo la maglia della salute, se ha mangiato…

E chi lo dice che è un malvezzo di noi italiani?

E se fossero gli altri ad essere freddi e distaccati, incapaci di provare un sentimento per colei che ci ha messo al mondo, per l'unica donna che -quasi certamente!- non ci tradirà mai?

Ecco che si può colpire lo spettatore con un “luogo comune”, normalmente usato come vizio, e, capovolgendo lo scenario, rigirare la frittata facendo emergere il lato umano.

"Anche gli yuppies hanno una mammina", potrebbe essere una sub-headline.

 

I miei lettori avranno già colto dove voglio andare a parare.

Il nuovo spot tv di una catena di fast-food che ha per protagonista un giovane manager che – sotto la pioggia – risponde alla telefonata della sua mammina che con domande ...“a pioggia” si preoccupa se abbia già mangiato.

Il tutto senza mai fermarsi nella sua tipica camminata frenetica (si sa, i manager non possono fermarsi: è tempo sprecato!)

Lo yuppie subisce l’uragano di domande senza reagire, abbozzando solo dei timidissimi «sì, mamma».

Poi passa per caso proprio giusto davanti ad una vetrina del fast-food e vede l’ultima vantaggiosa offerta di un hamburger. E finalmente rallenta. Anche i manager rallentano?

Appare anche un sorriso sul viso del giovane ed accingendosi ad entrare nel locale risponde alla sua affettuosa mammina con un «Sì, mamma. Mangio!».

Si prende una pausa nella sua frenetica e rutilante giornata per poi tornare nel suo studio professionale.

Ecco come un luogo comune può essere non solo sfatato ma ribaltato.

Quell’interesse materno non sempre è assillo, apprensione, tortura, ma affetto. alla faccia di chi ci prende in giro.

Fermatevi ogni tanto anche voi.
Respirate.
Guardatevi attorno.
Non so se troverete un fast food, ma forse vedrete qualcosa che non avevate mai notato prima.

Se anche uno yuppie trova il tempo per un break, potete farlo anche voi.

 

 

 

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