Un fiore di zucca non ancora appassito

18/04/2018

 

Ero indeciso se intitolare il post in questo modo oppure così: “non è la cipolla che mi ha fatto piangere”.

Ho scelto la zucca, più evocativa di una fiaba… quella di Cenerentola… anche se di fiaba, questa storia, ha ben poco.
Nessun lieto fine, non ancora, anche se di cuore me lo auguro.

Del resto, la storia che ora vi racconto, inizia così, con un fiore di zucca (sottolineo) non ancora appassito.

Da parecchie settimane alloggio in una foresteria in zona Piazza Napoli, a Milano.

Ogni mercoledì - oggi - lungo via Vespri Siciliani viene allestito un mercatino rionale.

Mi ero reso conto in modo brusco di questo mercatino quando una mattina trovai, al posto della mia auto parcheggiata, una fila di bancarelle.

(Poco meno di duecento euro tra carro-attrezzi e contravvenzione.
 Non la presi bene… ma potei biasimare solo me stesso e la fretta).

La fretta!
Quante cose ci sfuggono per la fretta.



Poche ore fa tornavo, senza fretta, lungo quella via.

Gli ambulanti ritiravano la merce avanzata lasciando cassette impilate di rifiuti.

Nel pomeriggio passano gli operatori ecologici e magicamente, visto che abbiamo iniziato parlando di fiabe, rimettono la strada in ordine e pulizia.

Prima che la magia si compia, e la mezzanotte delle cinque del pomeriggio faccia scomparire ogni possibilità, accade qualcosa.

Una vecchia signora, tra le tante, attrae la mia attenzione.
Le vesti non sono sontuose ma ordinate, dignitose. Pareva una donna che voleva ancora curare il proprio aspetto, l’apparenza.
 E infatti passeggiava con il suo carrellino per la spesa, claudicante ma distinta.
 Come fosse una signora che tornava a casa dopo essersi un po’ attardata negli acquisti del mercatino.

I suoi acquisti, però, non erano finiti. Erano appena iniziati.

Quando intorno non c’erano più gli sguardi che avrebbero potuto metterla in imbarazzo, quando intorno gli ambulanti non curanti di lei (di loro) si davano un gran da fare a ritirare le proprie cose vociandosi in arabo da un capo all’altro della strada, la nonnina cenerentola frugava tra le cassette abbandonate.

Ed eccolo lì, per terra, vicino ad una grossa cipolla rotolata via per sbaglio da una cassetta di roba buona, un fiore di zucca non ancora appassito.

La nonnina lo raccoglie per ultimo.

Prima un cespo di lattuga sporco, poi qualche pomodoro un po’ bacato, un paio di melanzane non bellissime, la cipolla… e, infine, sulla cima del suo carrellino della spesa rimediata, il fiore di zucca.

Lo ha appuntato alla maniera dei fiori per il ballo delle debuttanti in società.

Forse anche lei, visto l’aspetto ancora tenacemente dignitoso, dai capelli argentati e ben pettinati che parlavano di un passato benestante, era una debuttante di questo tipo di società.

Quello che ti scaraventa, senza compassione, senza preparazione, nel degrado umiliante della miseria.



Avrei potuto scattare qualche fotografia documento con il mio iPhone da centinaia di euro per farci la cover del post.

Per pudore e rispetto non l'ho fatto.

Tanto so che, mentre leggevate queste righe, questo che nelle mie intenzioni di pubblicitario desidera essere uno storytelling sui generis, ha utilizzato il vostro cuore come voce narrante e la vostra immaginazione per costruire immagini, scene, emozioni.



Nota dell'autore: Questo articolo non sembra esattamente un pezzo inerente il mondo della pubblicità... apparentemente... ma se allargate l'allegoria del mercato...

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