E guardo il mondo da uno... blog.

La storia dell’umanità è piena zeppa di riferimenti lunari: dalla “Selene” dei miti greci ai viaggi di Jules Verne che hanno messo i brividi a quelli della mia generazione la Luna ha sempre avuto un appeal straordinario. Fino ad arrivare allo strampalato “Viaggio sulla Luna” di George Méliès, con il proiettile che arriva sulla Luna, conficcandosi giusto nell'occhio dell'astro e provocandogli una visibile irritazione.

 

 

E se noi comuni mortali scatenava l’immaginazione più fervida, c’era la corsa per arrivare a mettere piede sulla Luna tra Usa e Urss.

Ecco che il 20 luglio 1969 (ma in Italia era già il 21 luglio), Neil Armstrong fu il primo uomo a camminare sulla Luna.

Pochi astri possono vantare una playlist così ricca: da “Moonlight Serenade” di Glenn MillerBlue Moon di Billie Holiday. Da “Guarda che luna” di Fred Buscaglione al riempipiste “Moonlight Shadow” di Mike Oldfield quando negli anni ’80 c’era chi si annoiava un po’ a guardare il “mondo da un oblò” e chi, con un trascinante ritmo reggae “bussava alle porte del buio” chiedendo invano di entrare.
C’era chi ammetteva più umilmente di "chiedere soltanto di stare stare in disparte a sognare e non stare a pensare più a te”

Chi può scordare quando qualcuno la vide spuntare dal monte “danzandoti nella mente, sfiorando tutta la gente a volte sciogliendosi in pianto” in mezzo  “a sos disamparados in mesu a sa zente, in mesu a s'istrada dimandende”…

Certo però che dopo Neil, anche Louis poteva lasciare qualche ricordo con la sua classica faccia da luna piena!

 

 

Ma anche la comunicazione creativa non è rimasta insensibile.

Nel Natale 2015 una bambina osservando la luna da un telescopio ci fece commuovere fino alle lacrime scoprendo un nonnino che sul satellite viveva da solo anche a Natale. La bambina fa di tutto per farsi vedere dall'uomo, il quale, ovviamente, non può, perché troppo lontano.

Lo spot di John Lewis, fu realizzato proprio in collaborazione con Age UK, (una associazione che si occupa di carità agli anziani) per invitare i suoi clienti a stare vicini a tutti quegli anziani che vedono nel Natale un'occasione per sentirsi ancora più soli.

Finchè Lily, la bimba, ha un'idea di mandare sulla luna un pacchetto regalo attaccato a dei palloncini: un telescopio, grazie al quale lui potrà finalmente accorgersi della sua presenza, ed essere, così, meno solo.

 

Decisamente meno commuovente (e un po’ “pulp”) lo  spot degli astronauti presi in ostaggio sulla Luna che fanno una fine terribile e indecorosa.

Lo spot lascia intendere che si tratti di …un vero spot per una marca di un certo prodotto di fagioli in scatola molto comune nel mercato anglosassone…

Ma se lo guardate bene noterete che è fatto decisamente troppo bene per essere uno spot di fagioli in scatola: i riflessi nei caschi corrispondono alla scena, i movimenti del mostro sono fluidi e massicci, la dinamica delle particelle è molto dettagliata e naturale e la fine degli astronauti è un po' cruenta per uno spot pubblicitario.

Ovviamente nel vuoto il rumore che rivela al mostro la presenza dell'ultimo astronauta non si sentirebbe, e non si può neanche teorizzare che il mostro percepisca le vibrazioni attraverso il suolo, perché allora percepirebbe le vibrazioni prodotte dal battito cardiaco e dalla respirazione dell'astronauta.

Ma come abbiamo già detto in un altro pezzo… non il caso di fare i pedanti: lo spot è divertente e non ha pretese di accuratezza scientifica (anche perché, tanto per fare un esempio, i tre astronauti iniziali hanno tutti la banda rossa da comandante).
C’è anche la “chicca” semantica della marca di fagioli “Haynes” che ovviamente non esiste, ma la cui pronuncia è esattamente la stessa del leader dei fagioli in scatola: Heinz (e anche la grafica ne è una conferma).

Invece si tratta solo di una demo di effetti digitali realizzata dalla Cinesite, che ha trovato un ottimo sistema per farsi conoscere e apprezzare.
C’è un’altra chicca che ci interessa da vicino: il quarto astronauta (che inizialmente appare il più furbo!) ha sul braccio la bandiera italiana.

Una presa in giro degli italiani? Tranquilli, tenete presente che il video è stato scritto e diretto dall'animatore Alvise Avati.
Ma le chicche sulla luna sono infinite: le montagne sullo sfondo (che vediamo riflesse sulla visiera del casco!) sono -almeno in parte- quelle reali della Luna.

 

Arriviamo ai nostri giorni: la pubblicità di Huawei P30 Pro: nelle immagini la luna viene fotografata con lo smartphone non è fotografabile …perché si tratta del famoso lato nascosto della luna, quello che non si può vedere dalla terra.

E quello che, ironia della sorte, hanno fotografato proprio i cinesi a inizio gennaio con la missione Chang E4 della China Space National Administration.

La foto della luna dello spot è chiaramente esagerata, ma è anche esagerata nelle dimensioni la luna che viene fotografata. 

Ma se una pubblicità non esagera, che pubblicità sarebbe?.

Nel mondo delle fake news, con persone che abboccano anche alle storie più assurde, una pubblicità del genere potrebbe far pensare che una foto così si può scattare davvero.

Ma pare non ci sia smartphone al mondo che si avvicini a quello che il P30 Pro può realmente fare.

E l’effetto "WOW" è assicurato.
E ora alzi la mano chi pensa che l’unico vero obbiettivo di un art director non sia l’effetto “WOW”!

 

 

 

 

 

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